Lungi da me l'intenzione di improvvisarmi critica d'arte, non ho alcuna velleità artistica, mi basta affacciarmi ai blog di altri amici e amiche qui tra noi, che lo fanno egregiamente, e goderne l’effetto che provocano in me.
Non sono un'intenditrice ma mi fido della sensazione che suscita in me la vista di certe immagini. Ho occhi ai quali piace ossservare,una curiosità che non si riposa mai, una voglia insaziabile di apprendere; non so se io abbia mai sviluppato un gusto definito per l’arte, anzi forse proprio no, diciamo che sono una estimatrice naif e mi affido al mio istinto, che mi affianca ovunque, per capire insieme a lui se qualcosa mi piace oppure no.
Ecco che vagando alla ricerca di immagini, in cerca di ispirazione, tentando di placare uno strappo di fame nel mio stomaco cerebrale ho incontrato, del tutto casualmente, l’ opera che ho usato nel mio posto di qualche tempo fa, quello dell’uomo (o donna?) carponi per intenderci (quella è stata la prima immagine, ma poi ne ho usate anche altre...)
Partendo da quella sola immagine ho fatto il percorso a ritroso, cercando il suo autore e le sue altre creazioni.
Se una sola cosa, quella sola scena mi aveva colpita così tanto, non potevo resistere alla curiosità di capire cosa mi sarebbe aspettato una volta raggiunta la fonte.
Devo ammettere che mi si è aperto un mondo di immagini che, a me personalmente, hanno tolto il fiato, mi hanno travolto per la loro carnalità sensuale ma anche cruda, linee di corpi tracciate con terrificante brutalità, un messaggio intrigante e bestiale al tempo stesso, tanto per ribadire il concetto di quanto certi confini tra gli opposti sia un dettaglio opinabile.
Io sono rimasta stregata dai corpi nudi, pose scomposte, membra buttate lì sulla tela, ma anche straordinariamente seducenti.
Forse non riesco a interpretarne il significato ma resto ammaliata dalle bocche aperte non so se nello slancio di un grido o in attesa di altre bocche. Sono rimasta affascinata dalla visione delle numerose donne bendate,
che comunque emanano più desiderio che paura…

E poi le bestie, sembra quasi di sentirne i loro versi e i loro gagnolati…
Lascio una critica presa da internet che sicuramente, artisticamente, ha più valore di quello che dico io.
"Bestia sono io che scrivo e bestia sei tu anche se non leggi", dice Rafferoico. E rimane difficile non leggere, non interpretare le tele onnivore, non lasciarsi inghiottire dall'istinto del pittore. Ogni opera è un assalto alla nostra forma mentis, alla razionalità cartesiana su cui si fonda gran parte del pensiero occidentale moderno. Basta osservare la rappresentazione pittorica del muso-viso del maiale che grida, infatti, per avvertire quanto quella istintualità non sia lontana dalla nostra. 
Non è difficile mettere in parallelo l'opera raffigurante gli occhi tondi dei pesci, con quella relativa all'occhio umano. Lo sguardo ceruleo ha ben poco di paradisiaco.

Il pittore sembra volerci far sentire gli impulsi nervosi che, dalla luce naturale, arrivano al cervello.
La stessa espressione inquietante la ritroviamo nella mosca: un quadro in cui il rosso e il nero si fanno più densi e spessi, lasciando così lo spettatore piacevolmente spaesato e interdetto.
Ed, invece, è anche lui, l'uomo, il protagonista.
Ci sono le sue mani e i suoi piedi in esposizione, i segmenti terminali di una specie che appartiene sempre e comunque al regno animale. Nonostante spesso egli utilizzi gli arti, e dunque la ragione, per creare, per non rimanere solo cenere, Rafferoico ce ne ricorda la bestialità 
Ogni volta è un dettaglio quello da cui si parte. Non a caso, infatti, Raffaello Eroico ha compiuto un percorso un po' diverso rispetto a quello di molti altri artisti. Egli è partito dalla fotografia e dalla video-arte per poi approdare, solo in secondo momento, alla pittura. E l'amore per il particolare, per l'immagine senza codice, non sembra essere svanito. Il quadro diviene un'istantanea.
L'artista napoletano, classe 1967, può vantare un'esperienza pluriennale nel settore della pubblicità, della grafica e della fotografia. Tutte sperimentazioni che danno un surplus alla sua ricerca artistica.
La sensibilità così particolare di Rafferoico scuote l'osservatore. L'arte abbandona quest'ultimo all'illusione di poter oltrepassare i confini angusti del ciclo vitale, di poter lasciare qualcosa in più oltre alla polvere della propria carcassa.”
(Lorena Fanunza)
Ho trovato un commento dell’autore stesso e non potevo ometterlo:
"Bestia come animale. Animale come la quintessenza dell'umanità tutta. Bestia sono io che scrivo e bestia sei tu anche se non leggi. Come tutti gli altri animali, mammiferi, vertebrati, cellulari, proteici: comunque cenere. Il resto é favola e prece, Disney et resurrezione. Non c'è Encyclopédie che tenga. Bestia come il vivente terreno e mortale, capace di provare piacere e dolore: origine primigenia totalizzata nell'istinto; l'occhio del fauno, utopia della pittura e traguardo che si pone tra la polvere e l'Eden.".
RAFFEROICO
Non ce la facevo a trattenermi, gli ho mandato una mail e gli ho scritto della mia intenzione di parlare delle sue opere nel blog, questo è quello che mi ha risposto:
![incrot09[1]](http://files.splinder.com/bdfc20b178d3a5d01e09f6fa062452d8.jpeg)
... non posso che esserne lusingato. La schiettezza del Suo apprezzamento giustifica molto del mio impegno. Le immagini sono sul sito per essere fruite, stampate, fatte a pezzi o incorniciate. Vorrei augurare a Lei, e a me, che si verifichi l'occasione per cui possa trovarsi a sperimentare in maniera diretta la pittura che é all'origine dei pixel.
Un sincero grazie.
Rafferoico